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L’intervento del MFPR all’Assemblea proletaria anticapitalista di Roma del 17/9

Salutiamo questa assemblea proletaria anticapitalista, vogliamo portare qui la voce delle lavoratrici, la nostra voce di donne che lottano in una fase in cui la condizione delle donne/lavoratrici è peggiorata tantissimo con la pandemia prima e oggi con la guerra interimperialista: lo scaricamento dei costi di questa sporca guerra della borghesia al servizio degli interessi del Capitale su operai, lavoratori, masse popolari, si ripercuote doppiamente in particolare sulla vita delle operaie, delle lavoratrici, delle donne proletarie.

E non si tratta solo di un attacco economico per le donne, per le lavoratrici, che già di per sé è pesante, in termini di sempre più licenziamenti, precarietà, disoccupazione, scaricamento del lavoro di cura, carovita, tagli dei servizi scolastici, sanitari, sociali… ma c’è anche un attacco politico, ideologico che avanza nella tendenza generale al moderno fascismo della borghesia al potere.

Durante questa campagna elettorale i partiti del centrodestra stanno richiamando anche temi come l’aborto. La Meloni si fa becera campagna elettorale dicendo falsamente che non toccherà la legge 194, vedi in primis la recente intervista della Meloni dal servetto Mentana che non le ha affatto “ricordato” che per esempio uno dei candidati di FdI alle prossime politiche, il senatore Luca De Carlo ha annunciato che ripresenteranno la proposta di legge (già depositata in questa legislatura a prima firma Isabella Rauti) che impone la sepoltura dei feti abortiti sotto le 28 settimane, anche senza la richiesta e il consenso dei genitori, o che il capogruppo FdI Carlo Ciccioli, in puro linguaggio nazista/razzista, ha parlato della necessità di disincentivare l’aborto per evitare la «sostituzione etnica» degli italiani, o che vi sono regioni come l’Umbria, governata dalla Lega (con cui, se vince, la Meloni farà il nuovo governo) che non ha voluto recepire le indicazioni ministeriali sulla pillola Ru486 nei consultori, o le Marche con l’altissima percentuale di medici obiettori…; né le ha “ricordato” che in Ungheria l’amico della Meloni, Orban, ha fatto ora un decreto con cui si attaccano e si ricattano in modo schifoso le donne che vogliono abortire imponendo che: “prima di abortire, la donna dovrà ascoltare il battito del cuore del feto”.

E tutto questo avviene all’interno di un’onda nera che si va espandendo, dagli Usa all’Europa, all’Italia. E’ quindi purtroppo facile capire che un nuovo governo di centrodestra, per giunta aguida Meloni, sicuramente vorrà mettere le sue lorde mani sessiste e reazionarie sull’aborto e in generale contro la maggioranza delle donne.

La borghesia al potere odia il diritto d’aborto perché pone come centrale l’autodeterminazione delle donne, il fatto che una donna può e deve decidere liberamente, perché le donne devono essere incatenate a determinati ruoli funzionali alla conservazione, mantenimento e perpetuazione di questo sistema sociale capitalista. La lotta necessaria contro gli attacchi al diritto d’aborto è “pericolosa” per la borghesia dominante perché essa mette in discussione le basi ideologiche, politiche, materiali di questo sistema capitalista. E ciò vale anche per la questione femminicidi.

Abbiamo di recente scritto in un articolo pubblicato sul blog Femminismo rivoluzionario che attacco al diritto di aborto e questione dei femminicidi sono due facce della stessa medaglia perché entrambi vogliono le donne sottomesse allo Stato, alla famiglia, all’uomo, macchine riproduttive per fare figli, nuove braccia per i padroni da sfruttare per la sete insaziabile di profitto, macchine per il lavoro di cura di marito, figli…, proprietà privata al servizio del sistema economico/politico o dell’uomo.

In questo senso le lotte che facciamo come donne, come lavoratrici inevitabilmente hanno a che fare con la lotta contro questi ruoli che la società ci pone/impone. Ma tutto questo suscita nelle lotte delle donne, delle lavoratrici una “marcia in più”, che va oltre la questione economica, e pone la questione della necessità della lotta politica, rivoluzionaria delle donne contro padroni, governo, questo Stato, contro la condizione di oppressione a 360 gradi.

All’interno della necessità non rinviabile di un fronte unico di classe di grande importanza è il fronte delle lavoratrici/donne, proprio per quella marcia in più oggettiva e soggettiva che è ricchezza e spinta nella lotta più generale.

Non è vero che non ci sono le lavoratrici, le donne proletarie, esse ci sono attraverso le lotte che stanno già facendo, le assemblee che le hanno raccolte. In questo senso il percorso dell’Assemblea donne/lavoratrici da noi promosso si è rivelato uno strumento/arma utile che sicuramente va rafforzato, esteso, e va generalizzato anche a fronte del nuovo governo che sulle donne si accanirà.

Collegarci, sviluppare con più forza le nostre lotte per affrontare insieme la battaglia contro i pesantissimi attacchi dei padroni e del governo (chiunque sia il nuovo), che vogliono rendere la nostra vita ancora più difficile, dura, necessariamente richiede di essere unite a livello nazionale, altrimenti non ce la si fa, rendere concreta la parola d’ordine: lotta una lottano tutte!

Rendere concreta questa parola d’ordine è stata per esempio la campagna di solidarietà agente lanciata per le operaie della Beretta.

Una parte delle operaie in appalto nel salumificio Beretta, organizzate con lo Slai Cobas per il sc, sono in lotta da mesi in difesa del posto di lavoro, per migliori condizioni contrattuali e oggi in particolare contro un grave accordo fatto dai padroni con la Uil che taglia il salario già basso colpendo diritti basilari come la maternità e chi si infortuna o denuncia gli infortuni.

Un accordo firmato sottobanco senza comunicazione alle operaie, che rappresenta il vero volto dei padroni e dei sindacati organicamente dannosi e asserviti ad essi come i confederali, e che costituisce un pericoloso precedente che si può estendere in altri posti di lavoro contro altre lavoratrici. La lotta di queste operaie è importante per tutte e tutti; essa oltre l’aspetto della lotta sindacale ha anche una valenza sul piano politico/ideologico.

Una lotta che pone la questione della condizione che vivono come donne, tutte le oggettive difficoltà a gestire per esempio il lavoro di cura in famiglia, i figli, le difficoltà di arrivare a fine mese e oggi ancor di più con l’aumento dei prezzi/bollette/generi di prima necessità… “difficoltà doppie, triple” essendo per la maggior parte anche donne immigrate che non hanno nessuna risorsa a parte il lavoro, come diceva l’operaia in una recente intervista.

Ma questa lotta ha fatto emergere con forza soprattutto l’importanza dell’unità. Diceva l’operaia: “…Abbiamo fatto due scioperi indetti dallo Slai davanti i cancelli della fabbrica, se da un lato non ci hanno portato a dei risultati immediati con i padroni la cosa importante è stata però l’unità delle operaie, l’incoraggiamento verso la lotta perché eravamo tutte insieme quelle iscritte allo Slai, all’inizio alcune operaie avevano paura di scioperare, questo ci ha dato coraggio… a tutte noi serve questo lavoro ma se stiamo combattendo non stiamo combattendo per stare a casa, stiamo combattendo per andare avanti, per i i nostri diritti, niente di più niente di meno!”… Questa questione dell’unità delle operaie è molto importante anche nella prospettiva del ragionamento che stiamo facendo in questa assemblea.

“Se lotta una lottano tutte” vuole dire collegarsi, sostenersi e incoraggiarsi reciprocamente, unire le nostre forze anche se viviamo e lottiamo in città e posti di lavoro o realtà diverse perchè l’attacco di padroni e governo seppur in forme diverse è comune; significa estendere la conoscenza delle lotte che le donne proletarie fanno in questo paese contro la congiura del silenzio messa volutamente in atto spesso dai mass media asserviti o dai sindacati confederali organicamente dalla parte dei padroni e padroncini e del governo.

In questo senso la campagna di solidarietà che abbiamo lanciato a sostegno della lotta delle operaie Beretta, così come precedentemente verso le operaie della Montello di Bergamo, vede a parte i messaggi tutti importanti arrivati da altre lavoratrici, operaie, realtà di lotta sul campo della sicurezza sul lavoro, ecc., anche azioni concrete come volantinaggi infosolidali, attacchinaggi di una locandina che ha dato voce a questa lotta delle operaie, a Palermo per esempio, le compagne hanno portato un volantino e la locandina tra gli operai dei Cantieri Navali perché è giusto e necessario che sappiano della lotta che stanno facendo le loro compagne di classe e da cui possono prendere esempio. Questa locandine dopo alcuni giorni ritornando in fabbrica, a differenza di altre, le abbiamo trovate strappate, non sappiamo chi l’abbia fatto, i padroni? i capetti? I vigilantes? i fascisti? Ma ingenerale questo è anche un segnale del clima sessista e reazionario che avanza in questo paese e che influenza anche i lavoratori, i proletari.

Diceva sempre l’operaia, delegata dello Slai Cobas sc, nell’intervista che abbiamo fatto: “Le altre operaie sono state molto contente dei messaggi di solidarietà che ci avete mandato, alcune si sono proprio emozionate, e dicevo loro vedete che non siamo sole, sembra che non stiamo facendo niente ma invece non è così…, da quando abbiamo fatto quell’assemblea (assemblea nazionale telematica di Donne/Lavoratrici – ndr) il 9 giugno, ti dico sinceramente che mi sento più incoraggiata, è vero che io personalmente attraverso l’esperienza sindacale di delegata ho imparato in questo anno e mezzo un sacco di cose, ho scoperto diritti che non è che pensavo di non avere ma che non potevo metterli in pratica. Quindi adesso mi sento più forte, certo ce n’è ancora di strada da fare ma questo mi dà la forza anche di parlare con le mie colleghe, di spiegare la situazione e di andare avanti…”

La lotta delle operaie Beretta è esempio importante di operaie che stanno lottando contro la guerra interna che i padroni scaricano contro di esse, attacchi che si intensificano, in fasi come quella che stiamo vivendo dove la guerra è anche uno dei mezzi con cui il Capitale cerca di risolvere la crisi economica in cui sprofonda. Queste operaie già nello sciopero dell’8 marzo hanno diffuso la mozione contro la guerra in unità con altre operaie e lavoratrici, perché noi donne vogliamo e dobbiamo essere in prima fila anche nella lotta contro la guerra imperialista, dicendo: “Non in nostro nome! Le guerre e i profitti sono loro, i morti, le distruzioni sono nostre!”

Ma ci sono altre lotte significative che non devono restare sole: le operaie Piaggio che hanno scioperato per infortuni di alcune colleghe, le operaie della Maier Cromoplast di Verdellino in sciopero contro la delocalizzazione della fabbrica, le lavoratrici della Pellegrini appalto nell’Acciaieria Italia, ex Ilva di Taranto in lotta contro accordi discriminatori, le operaie che imbustano l’insalata a Bergamo, che sanno quando entrano in fabbrica e non sanno quando escono con turni di lavoro massacranti, le precarie di Palermo, le immigrate delle campagne, della logistica…

Lotte che hanno posto anche la questione che per le donne, le lavoratrici ai normali problemi per partecipare si aggiungono altri problemi, famiglia, figli, assistenza genitori, ecc. – ma questi problemi sono una ragione in più per noi donne per volere una vita diversa, per ribellarci a una condizione niente affatto individuale ma sociale che da un lato scarica tutto su di noi e dall’altro ci mette mille ostacoli, ci vuole costringere a rinunciare. Ma non ci stiamo! Anche questo è un terreno di lotta, di sfida, e noi abbiamo una marcia in più per affrontare la battaglia generale perchè tutta la nostra vita deve cambiare.

Facciamo appello a sostenere attivamente e in ogni forma possibile le lotte delle lavoratrici, precarie, disoccupate. Queste lotte oggi, sono ancora più importanti anche per indebolire l’azione del governo che verrà.

Andremo in posti di lavoro e luoghi significativi sul piano delle lotte delle lavoratrici/donne, con due scopi, far conoscere con iniziative pubbliche il percorso che stiamo facendo, creare conoscenza, collegamento; portare le ragioni di quale femminismo è necessario oggi per la maggioranza delle donne/lavoratrici/ che può e deve essere in sintonia con la condizione di oppressione della maggioranza delle donne, un femminismo di classe proletario e rivoluzionario, perché la lotta delle donne lavoratrici è inconciliabile con il riformismo perché mette sul piatto un’oppressione che è a 360 gradi posta/imposta da questo sistema sociale capitalista che deve essere rovesciato per una vera liberazione sociale.

Se sarà una donna fascista come la Meloni alla presidenza del consiglio, sarà una opportunità, perchè questo mostrerebbe in modo chiaro che le donne non sono tutte uguali, le donne al potere, le padrone, le ricche, le politicanti sono la faccia più concentrata e feroce del potere capitalista e imperialista.

C’è un femminismo borghese, un femminismo piccolo borghese e un femminismo proletario, è la classe e non il genere che distingue o unisce le donne e ogni forma di femminismo che non sottolinei questo elemento è parte della dittatura borghese e patriarcale. Sarà la maniera concreta per mostrare che la contraddizione di classe è alla base e che la ribellione, la lotta delle donne proletarie deve essere il cuore e la forza nella lotta rivoluzionaria per un vero cambiamento sociale.

Poichè l’oppressione delle donne è “oppressione senz’altro”, la lotta della maggioranza delle donne oppresse che si pone nella prospettiva di abolire “tutte le oppressioni”, di tutti, anche degli uomini, anche dei lavoratori, per una umanità nuova, è centrale per una nuova società, che chiamiamo socialismo, e deve essere compreso da tutti quanto sia centrale.

Pubblicato da fannyhill 

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